Questione Enpaf - AFNT-TO

Questione Enpaf

LE  OMBRE DELL'ENPAF.

LE OMBRE DELL'ENPAF.

TORINO 7-11-2019

Ecco un riepilogo delle principali criticità dell'Enpaf elaborato dal Comitato NO Enpaf farmacisti dipendenti e disoccupati a cui AFNT-To aderisce.

1)" LA DOPPIA CONTRIBUZIONE OBBLIGATORIA" PER UN UNICO LAVORO.

TRATTANDOSI DI UNA CONDIZIONE "ATIPICA" NELL'ATTUALE PANORAMA PREVIDENZIALE, PUO' QUESTA ESSERE CONSIDERATA UNA NORMA DISCRIMINANTE, PER I POCHI CHE NE SONO COLPITI, IN TEMA DI DIRITTI DEI PROFESSIONISTI?

Il doppio obbligo previdenziale, molto più diffuso in passato, oggi colpisce unicamente i Farmacisti Dipendenti, i Medici Dipendenti ( in maniera meno penalizzante per via di retribuzioni più alte, di un regolamento Enpam più equilibrato e per la possibilità di restituzione dei contributi silenti) e gli Agenti di Commercio.
Ci teniamo a ricordare che alcune Casse Private come quelle degli Ingegneri, Commercialisti e Veterinari sono riuscite, attraverso modifiche di legge dagli anni 70 in poi, a togliere l'obbligo verso la Cassa per i professionisti già provvisti di altra previdenza obbligatoria. Per ultimo una recente sentenza su CIPAG ha considerato illegittima l'iscrizione d'ufficio alla Cassa, introdotta dal regolamento dell'ente nel 2003, per i Ragionieri già provvisti di altra previdenza obbligatoria.
Alla luce di tutti questi aspetti ci chiediamo se nell'attuale panorama previdenziale possa essere scorta una forma di discriminazione, nei confronti dei Farmacisti Dipendenti e degli Agenti Commercio, l'applicazione di una doppia contribuzione previdenziale, quale onere che erode le retribuzioni.

2) LA "NON RESTITUZIONE" DEI CONTRIBUTI SILENTI, UN PROBLEMA IRRISOLTO NELLA DOPPIA CONTRIBUZIONE.
Questa doppia contribuzione genera per gli Agenti di Commercio e per i Farmacisti Dipendenti il problema della contribuzione "silente", in quanto non cumulabile e non totalizzabile. ENPAF HA DECISO LA NON RESTITUZIONE nel 2003 ( dei contributi silenti versati dopo il 2003), come altre Casse quali Inarcassa, Cassa Geometri e Cassa Forense, che però hanno introdotto nel contempo un sistema contributivo e una pensione contributiva minima di vecchiaia con almeno 5 anni di contribuzione.
Enpaf ha mantenuto invece un sistema a quota fissa. A nostro avviso si tratta di un'anomalia importante, la cui correttezza andrebbe chiarita.
Alla luce di questi aspetti ci chiediamo se nell'attuale panorama previdenziale, possa essere scorta una forma di discriminazione nei confronti dei Farmacisti Dipendenti e degli Agenti Commercio, nella mancata restituzione dei contributi silenti, nonché nella richiesta di requisiti di anzianità contributiva superiori ai 20 anni per avere la pensione dalla cassa privata. Ad Enpaf comunque non bastano 30 anni di versamenti ma chiede anche 20 anni di esercizio della professione di farmacista.
In un mondo lavorativo evolutosi molto velocemente le carriere sono sempre più frammentate e i requisiti di continuità lavorativa nello stesso settore per periodi di 20 o 30 anni, come imposti da Enpaf e ENASARCO, appaiono richieste avulse dalla realtà.

3) PERDITA BONUS DISOCCUPATI ENPAF: QUESTA NORMA DEL REGOLAMENTO PUO' DEFINIRSI COSTITUZIONALE ED ETICA?
Il Farmacista " disoccupato", che supera i 5 anni di disoccupazione e iscrizione all'Albo, non ha più diritto a nessun tipo di riduzione se vuole rimanere iscritto all'Albo ( ad es per dare un concorso pubblico come Farmacista, ma anche per non lasciarsi scappare offerte di lavoro immediate o di breve periodo ). Quindi il Farmacista " disoccupato", che supera i 5 anni di disoccupazione e iscrizione all'Albo, deve pagare ad Enpaf 2.300€ di contributi all'anno! Oltretutto questo disoccupato deve la suddetta cifra anche se non ha intrapreso precedentemente una contribuzione previdenziale (in quanto iscritto all'Albo dopo il 2004 e pagante il contributo di solidarietà) sapendo quindi di versare a vuoto perché sicuramente non raggiungerà i 30 anni di versamenti richiesti dall'ente!
Il risultato disastroso di questa norma è un continuo allontanamento dalla professione di molti farmacisti, con relativa perdita della contribuzione versata.
L'aspetto scandaloso è che alla base della norma vi è la volontà dell'Ente di allontanare i Farmacisti disoccupati che superano i 5 anni di disoccupazione.
Lo stesso principio Enpaf lo applica a chi esercita una professione diversa dal farmacista, applicando sempre una quota annuale di 2.300€. Allontanare queste categorie significa anche favorirne la perdita dei contributi versati! Può quindi la norma PERDITA BONUS DISOCCUPATI essere considerata in linea con gli articoli della nostra Costituzione?
Si ricorda che solo nel 2018 si sono cancellati dall'Albo ben 2467 farmacisti entro i 60 anni di età.

Inoltre emerge dai dati della Corte dei Conti che nel 2016 su un totale di 91.935 iscritti all'Albo dei Farmacisti ben 2181 Farmacisti non liberi professionisti hanno pagato la quota di 2.300€ cioè al 50% per un incasso dell'ente di 4,820 milioni di euro. 
La quota al 50% nel 2016 è stata pagata da:
-FARMACISTI DISOCCUPATI DOPO 5 ANNI DI DISOCCUPAZIONE
-FARMACISTI CHE NON ESERCITANO ATTIVITA’ PROFESSIONALE
-PENSIONATO INPDAP O INPS NON ESERCENTE ATTIVITA’ PROFESSIONALE

Enpaf dovrebbe, per una questione di trasparenza, dichiarare quanti milioni di euro incassa annualmente con la NORMA PERDITA BONUS DISOCCUPATI e se pensa che la norma possa essere definita etica.

4) LA CONTRIBUZIONE ENPAF SLEGATA DAL REDDITO PUO' ESSERE CONSIDERATA DISCRIMINANTE PER I FARMACISTI ?
Enpaf a differenza di tutte le altre casse NON HA ALIQUOTE PREVIDENZIALI e neanche un calcolo CONTRIBUTIVO della pensione. La quota intera per i liberi professionisti è fissa (4.500€) e quindi SLEGATA DAL REDDITO. Oltretutto Enpaf applica la quota intera o al 50% agli iscritti anche in "assenza di reddito" se in disoccupazione "volontaria"( non certificata da centro per l'impiego) o con stage senza iscrizione al centro per l'impiego.
Un sistema di questo tipo può essere considerato discriminante nei confronti dei Farmacisti con i redditi più bassi, tenuto anche conto anche dell'assenza totale per questa categoria di “minimi contributivi” per i liberi professionisti?

Concludiamo chiedendo a ENPAF i numeri esatti di quanti farmacisti dipendenti, disoccupati e precari sono costretti annualmente a pagare la quota intera, con quale coraggio si possano chiedere queste cifre a chi ha redditi esigui, trattandosi spesso di neo laureati.

LE TESTIMONIANZE
Per fare meglio comprendere come siano lese le fasce più deboli degli iscritti all'Albo dei farmacisti, quali giovani e disoccupati, riportiamo alcune testimonianze
1)“Quest'anno devo cancellarmi dall'ordine con grande sofferenza. Non ho avuto la fortuna di trovare lavoro come farmacista nel 2019 e ho dovuto pagare 2.300€ all'Enpaf, perché sono stata disoccupata ed iscritta all'Albo per più di 5 anni”...che delusione!”
2)“Per un lieve ritardo nella presentazione della domanda di riduzione da neolaureato, pur avendo lavorato come farmacista stagista e precario devo ad Enpaf 9.000€ di quote previdenziali per i miei primi due anni di iscrizione all'albo, anziché i 354€ previsti. La quota che sono costretto a pagare è esattamente la stessa che Enpaf chiede ai più ricchi titolari di farmacia” David.
3)" Sono Lorenzo e per motivi di salute sono stato costretto a ridurre le ore lavorative come farmacista dipendente.Purtroppo non ho trovato mai lavori che potessero durare per più di 6 mesi ed un giorno e questo mi avrebbe costretto a pagare 2300 euro ad Enpaf per ogni anno. A malincuore
ho dovuto cancellarmi dall'ordine, e Dio solo sa quando avrei voluto rimanere iscritto al mio ordine professionale. Oltretutto perderò tutti i contributi versati ad Enpaf.Ora Guido il taxi per mantenere mia moglie e mio figlio."
4) "Sono disabile e lavoro come dipendente pubblico. Vorrei fare un concorso per diventare dirigente farmacista, ma non essendo iscritto all'Ordine e non esercitando la professione Enpaf mi chiede 2300 euro per svolgere il concorso. Questo denaro non lo ho"

COMITATO NO ENPAF FARMACISTI DIPENDENTI E DISOCCUPATI   www.noenpaf.it


 

NOTIZIE

Torino   04-03-2018

LETTERA APERTA: RIFORMA ENPAF

AFNT-TO chiede oramai da anni, assieme a Conasfa, l'abolizione legislativa dell'obbligo previdenziale ENPAF per i farmacisti dipendenti, imposto da un'anacronistica legge del 1946.
Sono due le motivazioni principali alla base di questa richiesta. La prima è che una previdenza di seconda pilastro dovrebbe essere facoltativa e non obbligatoria per un farmacista dipendente. Questo obbligo infatti discrimina i farmacisti dipendenti, rispetto tutti gli altri lavoratori che possono liberamente scegliere per una previdenza complementare.
La seconda motivazione è che l'onere Enpaf è un “lusso” che il farmacista dipendente non può permettersi in base alla retribuzione percepita, sia quando si tratta di una cartella che già "beneficia" della riduzione, sia quando per un malaugurato errore la riduzione viene persa.
Il dramma è che il farmacista dipendente o disoccupato, che perde la riduzione Enpaf, è costretto al pagamento di onerose cartelle, in alcuni casi senza avere neanche un ritorno previdenziale!
La soluzione a questi problemi dovrebbe essere l'abolizione legislativa dell'obbligo Enpaf per i farmacisti dipendenti. Allo stato attuale però questa soluzione sembra essere utopia pura. La via che al momento sembra più praticabile, anche se meno risolutiva, è la riforma dell'ente come auspicato da più parti. Non per niente di recente fioccano varie proposte di riforma del regolamento ENPAF da parte delle associazioni di categoria. Ma quali sono i rischi di questa riforma per noi collaboratori? Il rischio più temuto è che la riforma Enpaf, essendo tecnicamente difficile da realizzare a vantaggio di tutta la categoria per una questione di equilibrio di bilancio, vada alla fine a premiare le richieste dei titolari di farmacia con il risultato di aggravi contributivi per i farmacisti dipendenti.
In questo contesto AFNT-TO chiede una riforma che vada a ridurre non solo l'onere previdenziale Enpaf per i "non titolari" ma anche le criticità da tempo segnalate, che in ogni caso sono sempre riconducibili a problemi di quote previdenziali sproporzionate rispetto al reddito o a fondo perduto. Ricordiamo infatti che sono a fondo perduto sia il contributo di solidarietà, sia i contributi “silenti” dei farmacisti dipendenti che non riescono a raggiungere i requisiti per la pensione ENPAF.
Alla luce di queste considerazioni e con la volontà di essere partecipi e propositivi all'interno di un progetto di riforma che non va temuto a priori, Afnt-To elaborerà alcune proposte per la riforma Enpaf.

Patrizia Mallevadore
Presidente di AFNT-TO






04-07-2016
LETTERA A POLETTI

CONASFA scrive una  lettera  al ministro POLETTI affinche' gli emendamenti di Puglia e Catalfo vengano estesi ai farmacisti dipendenti, disoccupati e non esercenti la professione  per togliere loro l'obbligo Enpaf.



 19-03-2016
FARMACISTpiu'  2016-CONVEGNO "Ente Nazionale Previdenza Assistenza Farmacisti: la parola ai farmacisti collaboratori” 

Presentato il  documento di sintesi delle attuali richieste di Conasfa in materia di ENPAF.


31-08-2015
PROPOSTA DI RIFORMA ENPAF DA PARTE DI CONASFA 

Presentato al tavolo dell'Ente il documento della riforma secondo CONASFA

All'incontro hanno partecipato dott.ssa Ballerini Silvera (Presidente) dott.ssa Mallevadore Patrizia (relatore)
Ecco il  testo del documento.

ROMA 29-06-2015
NECESSARIA ED URGENTE  LA RIFORMA DELL'ENPAF!

Enpaf. “Entro ottobre dal Cda proposta di riforma dell’Ente”.
Consiglio nazionale accoglie mozione della Fofi



FIRENZE 22-05-2015
COMUNICATO STAMPA CONASFA: AUDIZIONE PARLAMENTARE SUL CASO ENPAF 
Si apprende con cauto ottimismo che la problematica dell'obbligo del pagamento della quota Enpaf per i farmacisti dipendenti  sia finalmente divenuta oggetto di discussione in ambito parlamentare. Conasfa  da tempo ribadisce la necessità di un ammodernamento dell'ENPAF nella direzione di un'armonizzazione col sistema previdenziale vigente a livello nazionale, ma soprattutto che svincoli i dipendenti e i disoccupati dall'obbligo contributivo. L'auspicio è che la strada intrapresa porti in tempi rapidi alle modifiche normative necessarie a beneficio di tutti gli iscritti, in particolare di disoccupati e precari affinché possano mantenere l'iscrizione all'Ordine anche in condizioni di difficoltà economica e non si affievolisca in loro il senso di appartenenza alla categoria. Valutiamo positivamente l'intervento del segretario della FOFI Dott.Maurizio Pace, che nell'ambito dell'audizione promossa dal Movimento 5 Stelle ha dimostrato ancora una volta particolare sensibilità per l'argomento. Le proposte che il Segretario della F.O.F.I. ha portato all'attenzione dei deputati dimostrano che le numerose problematiche segnalate in questi anni da Conasfa nei vari incontri e nelle varie sedi, stanno ottenendo una condivisione anche ai vertici della categoria.
Area Comunicazione CONASFA


21-05-2015
La problematica dell'obbligo del pagamento della quota Enpaf  per i farmacisti dipendenti è finalmente divenuta oggetto di discussione in ambito parlamentare.

Leggi le ultime notizie sull'argomento.

 

23-3-2015 CONASFA: COMMISSIONE PARLAMENTARE ED ENPAF

A proposito della questione avanzata dall’On. Lello Di Gioia (presidente Commissione Parlamentare di controllo sugli enti di previdenza e assistenza sociale) sulla contribuzione obbligatoria Enpaf e il complessivo dei contributi che vengono versati, Conasfa intende rilevare che il contributo di solidarietà Enpaf è un contributo a fondo perduto e che quindi non da’ diritto alla pensione Enpaf e che rappresenta, per gli iscritti dal 2004, il costo minimo obbligatorio dell’Enpaf, per un farmacista iscritto all’Albo, sia lavoratore dipendente che disoccupato. Il problema della difficoltà del raggiungimento dei requisiti per la pensione Enpaf riguarda quindi solo coloro che si sono iscritti a Enpaf prima del 2004 o chi iscritto dopo il 2004, non ha scelto di pagare il contributo di solidarietà, ma una riduzione della quota intera dal 15% o maggiore. Il farmacista dipendente è obbligatoriamente iscritto all’INPS e all’ENPAF. Nello stato di disoccupazione può beneficiare dell’indennità di disoccupazione Inps mentre nei confronti di Enpaf (se non si cancella dall’Albo) continua l’obbligo del pagamento della quota. “Paradossalmente” succede che gli iscritti dopo il 2004, da disoccupati, pagano loro stessi la “quota di solidarietà” all’ente, cioè è il farmacista disoccupato che paga per la previdenza Enpaf dei colleghi occupati e dei titolari, mentre può ricevere assistenza da Enpaf solo in particolari condizioni previste dal regolamento. Il mondo del lavoro ha subito negli ultimi decenni molte trasformazioni mentre la legge che obbliga il farmacista (ma anche il medico e il veterinario) dipendente all’iscrizione alla cassa previdenziale di categoria risale al lontano 1946: DECRETO LEGISLATIVO DEL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO 13 settembre 1946, n. 233 Art. 21. A nostro avviso questa legge anacronistica ha bisogno di essere ammodernata ed armonizzata con la normativa vigente nell’attuale sistema previdenziale, che prevede l’esistenza di una” previdenza complementare”, in forma facoltativa, per i lavoratori dipendenti già forniti di una previdenza di primo pilastro (INPS). Il distacco da Enpaf per il farmacista dipendente potrebbe così risolvere, all’origine, la maggior parte delle criticità a oggi rilevate.

Fonte: Conasfa


24-10-2014 
Ieri  CONASFA ha partecipato al "Tavolo sulla Previdenza" indetto a Roma da FOFI. Erano presenti i vertici della FOFI ed ENPAF e i delegati delle Organizzazioni di Categoria. Il Presidente Dott.ssa Ballerini e il Consigliere Dott.ssa Mallevadore hanno esposto il documento allegato. Testo consegnato a tutti i partecipanti.

 

23-10-14 ENPAF: LE CRITICITA' PIU' URGENTI SEGNALATE DA CONASFA

In una lettera inviata il 28-9-2014 agli Ordini provinciali, alla Fofi e all'Enpaf, CONASFA segnala le criticita' piu' urgenti per la categoria dei farmacisti non titolari.

13-05-14. NO DI CONASFA AL PAGAMENTO DEL 50% DELLA QUOTA INTERA ENPAF (circa 2.200€), PER I FARMACISTI DISOCCUPATI DA PIU' DI 5 ANNI

Al Consiglio Direttivo

ENPAF

Ai Ministeri Vigilanti

POLITICHE SOCIALI E DEL LAVORO

ECONOMIA E FINANZA

DELLA SALUTE

e p.c. FOFI

e p.c.

ORDINI FARMACISTI - Sedi PROVINCIALI

Oggetto: Finestra di Disoccupazione involontaria

Come in altre occasioni (ndr) questa Federazione vuole invitare le SSVV a

rivalutare la decisione NON approvata sull'allungamento dell'istituto "Finestra

di Disoccupazione involontaria".

Riformuliamo la nostra proposta con alcune modifiche:

1) Allungamento della Finestra di Disoccupazione involontaria a dieci anni

2) Nel rispetto delle norme contributive, per il periodo al punto uno l’iscritto

potrà scegliere se optare:

a) per il contributo di solidarietà al 1%

b) confermare la quota di contribuzione ridotta in atto

Queste semplici variazioni avranno conseguenze positive:

a) impedire l'aumento contributivo alla quota del 50%

b) allentare la pressione contributiva,a favore di uno stato economico già

destabilizzante come quello della disoccupazione

c) evitare l'"espulsione di fatto" del farmacista dal proprio Albo

professionale con la conseguente difficoltà di essere ricollocato nell'attività

lavorativa e l'inevitabile emarginazione.

A sostegno di questa nostra osservazione vi è il perdurare di segnalazioni di

colleghi con l'intento di volersi cancellare dall'Ordine professionale di

appartenenza per evitare l'innalzamento a circa € 2.200,00 della quota

spettante.

La crisi economica e strutturale che oramai da più da cinque anni ha coinvolto

la nostra professione, richiede delle misure minime di contrasto . Riteniamo

che il limite di 5 anni per lo stato di disoccupazione involontaria rischi di fatto

di divenire discriminatorio da un punto di vista etico, di equità,di solidarietà,

deontologico e professionale

Infine, visto il protocollo pervenutoci per conoscenza da SINASFA, ci

uniamo nella loro richiesta di conoscere lo stato e il trend delle "cancellazioni

per morosità" presso l'ente ENPAF

Il Presidente

Dott.ssa

Silvera Ballerini

 

 





09-04-2013
Federfarma: abolire l’iscrizione obbligatoria all'Enpaf per tutti gli appartenenti all’Albo, mantenendola soltanto per chi è privo di altra previdenza.
vedi seguente link


26-03-2013
Lettera aperta di AFNT-TO

Cari colleghi non titolari,
si e' acceso in questi giorni sul  web, un vivace dibattito sull'Enpaf.
E' evidente che l'imposizione di una doppia contribuzione previdenziale ai farmacisti collaboratori,
sia mal tollerata dalla categoria, dove sono numerosi i contratti part -time, di apprendistato e ove la  disoccupazione e il precariato sono in crescendo.
Riteniamo che la normativa Enpaf necessiti un vero ammodernamento andandosi ad uniformare alla normativa delle altre casse previdenziali, sia vecchia che  di nuova generazione,
rendendo quindi facoltativa l'iscrizione all'Enpaf per i farmacisti dipendenti gia' iscritti all'Inps .
In attesa di tale provvedimento e' auspicabile:
-una riduzione della quota di solidarieta' in base al reddito
-rendere  deducibile la quota di solidarieta'dalle tasse
-l'abrogazione della norma che prevede che il disoccupato iscritto all'ordine  debba continuare a  pagare la quota Enpaf
-l'abrogazione della norma "perdita bonus disoccupati", che prevede che dopo cinque anni di inattivita' il disoccupato debba versare annualmente all'Enpaf la meta' della quota intera
(4333€ QUOTA INTERA PER L'ANNO 2013)
Apprezziamo il  segnale positivo di volonta' di cambiamento che arriva dalla FOFI
Se avete commenti, critiche o proposte al riguardo, scrivete all'indirizzo di posta di [email protected]
AFNT-TO

 
leggi anche : situazione dei colleghi  ospedalieri non strutturati e con contratti atipici

IL PUNTO SUI DDL DELLE PRECEDENTI LEGISLATURE

IL PUNTO SUI DDL DELLE PRECEDENTI LEGISLATURE

Un riepilogo di alcuni DDL delle precedenti legislature, e di  risoluzioni,
contro l'obbligatorieta' dell'Enpaf per i farmacisti dipendenti gia' assoggettati a forma previdenziale
di primo pilastro.
Potrete notare che le principali forze politiche PD, 5stelle e PDL sono o sono state  tutte favorevoli all'abolizione dell'obbligo Enpaf in quanto promotrici di iniziative contro tale obbligo, che pur tuttavia, di fatto, permane perche' nessun ddl e' mai passato.

2015  RISOLUZIONE    DALL'OSSO    e relativa bocciatura 

2014 (17°legislatura) Proposta di legge   n°2565 d'iniziativa dei deputati Di Stefano e Gallo 

2009 ( 16° legislatura ) Proposta di legge  n°1628,
d'iniziativa dei  senatori Astore, Belisario, Giambrone e Bugnano

2006 (15° legislatura)  Proposta di legge n°62
d'iniziativa del deputato  Volontè

2004 ( 14° legislatura)  Proposta di legge  n°5460
d'iniziativa del deputato Moroni

1996 (13° legislatura)  Proposta di legge n°1997
d'iniziativa del deputato Mangiacavallo


 

I VETERINARI DIPENDENTI, PUR ESSENDO PROFESSIONIST...

I VETERINARI DIPENDENTI, PUR ESSENDO PROFESSIONISTI SANITARI POSSONO CANCELLARSI DALL'ENPAV.

A norma del disposto dell’art.11, comma 4, della Legge 27 aprile 1991, n°136, nonché dell’art.6 del Regolamento di Attuazione allo Statuto, approvato con Decreto Interministeriale del 2 gennaio 1996, ogni veterinario iscritto all’Albo Professionale, benché non iscritto all’Enpav ( in quanto ha ottenuto la cancellazione ai sensi degli artt.24, comma 2 e 31, della citata legge), ha l’obbligo di versare alla Cassa dei Veterinari il contributo di solidarietà.

http://www.ordinevetverona.it/default.asp?iId=LKJMD

Si deduce quindi che i veterinari dipendenti, pur pagando il contributo di solidarieta', sono "slegati" dall'ENPAV perche' l'iscrizione, nel lor caso, non e' piu' obbligatoria, a differenza di quanto accade per i farmacisti dipendenti che devono mantenere l'obbligo dell'iscrizione all'ENPAF.

No all'Enpaf obbligatorio per i farmacisti dipendenti.


La legge che impone a tutti i farmacisti di pagare L'Enpaf (senza distinguo tra liberi professionisti e dipendenti) risale al 1946:DECRETO LEGISLATIVO DEL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO 13 settembre 1946, n. 233 Ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell'esercizio delle professioni stesse. (GU n.241 del 23-10-1946 ) Art. 21.

A nostro avviso questa legge necessita di essere ammodernata ed armonizzata con la normativa vigente nell'attuale sistema previdenziale, che prevede l'esistenza di una" previdenza complementare", in forma facoltativa, per il lavoratori dipendenti gia' forniti di una previdenza di primo pilastro (INPS).

AFNT-TO


21-11-2013 CRITICITA' ENPAF E COSTI DELLE QUOTE OBBLIGATORIE PER I FARMACISTI NON TITOLARI

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA' PER GLI ISCRITTI ALL'ALBO DAL 2004

                                                                        c.solidarieta' 3%            assistenza             maternita'             totale

 Solidarietà 3%

         €132,00

€29,00

€15,00

€176,00

Si sottolinea come la quota di €132 sia totalmente a fondo perduto per coloro

che iscritti all'Albo dopo il 2004 hanno optato per la riduzione al 3%.

 

DISOCCUPATI

Il pagamento dei contributi ENPAF pesa gravemente sul collaboratore disoccupato perché:

-in stato di disoccupazione il farmacista deve comunque continuare a pagare la quota ENPAF, anche se ridotta.

- la riduzione del contributo di solidarieta' all'1% e' possibile solo per gli iscritti all'Albo dal 2004 in poi, tutti gli altri farmacisti disoccupati devono continuare a pagare la quota ridotta al 15% se vogliono mantenere l'iscrizione all'Ordine.

- dopo 5 anni di disoccupazione il farmacista deve pagare la metà della quota intera, con la conseguenza di doversi cancellare dall'Ordine auto-espellendosi dal mondo del lavoro.

Il disoccupato cancellatosi dall'Albo diventa meno competitivo nella ricerca del lavoro nei confronti di chi è già iscritto. Tra le conseguenze della cancellazione dall'Ordine a causa del costo dell'Enpaf, vi e' anche un venir meno dell'aggiornamento professionale da parte del disoccupato, cosa che non ne facilita di certo il reinserimento lavorativo.

DISOCCUPATI E CONCORSI
Dopo 5 anni di disoccupazione chi è costretto, per motivi economici, a cancellarsi dall'Ordine professionale per non pagare l'Enpaf, non si espelle solo da mondo del lavoro, ma anche da quello concorsuale.
Si ricorda infatti che l'iscrizione all'Ordine dei farmacisti è requisito necessario in un concorso per assegnazione di una sede farmaceutica:

  1. al momento della presentazione della domanda

  2. al momento dell'eventuale assegnazione della sede farmaceutica


 

BORSISTI
Devono pagare la quota intera ENPAF a fronte di redditi annuali di circa 10.000 € lordi.
I sussidi previsti da Enpaf per tali forme contrattuali, prevedono redditi familiari talmente bassi da essere difficilmente usufruibili da parte dei farmacisti borsisti.

LAVORATORI PARASUBORDINATI
La quota previdenziale Enpaf, obbligando i lavoratori parasubordinati ad una contribuzione fissa ( €4442 la quota intera per l'anno 2014), penalizza fortemente quei farmacisti che, con tali contratti guadagnano cifre molto basse (che si aggirano spesso intorno a 1500€ lordi mensili) e risulta quindi sproporzionata rispetto al reddito percepito.
Ciò penalizza i farmacisti, rispetto ai laureati di altre facolta'universitarie, nell'accesso lavorativo con queste forme contrattuali, di fatto molto usate nella ricerca.


 

PRECARI E NUOVE FORME DI LAVORO A TERMINE

Quei farmacisti che, iscritti all'Ordine prima del 2004, non riescono a stipulare contratti superiori a sei mesi e un giorno, non avranno conteggiato l'anno come attività professionale e quindi lo perderanno in termini di anzianità professionale (ricordiamo che sono necessari almeno 20 anni di attività professionale e 30 di versamenti, per avere diritto alla pensione Enpaf). Quindi questi colleghi, a fine carriera, difficilmente riusciranno a maturare i requisiti per percepire la pensione Enpaf e di conseguenza, senza i requisiti, non solo non avranno diritto alla pensione Enpaf, ma neanche alla restituzione dei contributi versati dopo il 2003.


 


 

PART-TIME
La quota ridotta all'85% per gli iscritti all'Ordine prima del 2004 e' insostenibile per i farmacisti dipendenti part-time.
Ricordiamo che tale quota per l'anno 2014 e' di € 704€, mentre uno stipendio part-time di un farmacista collaboratore di solito non supera mai i 1000€ netti mensili. Questo significa che il farmacista part-time devolverà una mensilità annuale, solo per il pagamento della quota Enpaf e tassa Ordine.

STAGE

Abbiamo avuto segnalazioni, a livello nazionale, di colleghi che hanno intrapreso stage “postlaurea” e si sono visti recapitare cartelle ENPAF con metà della quota intera, per non essersi iscritti al centro per l'impiego durante lo stage, perché lo stage non è riconosciuto come esercizio della professione. La stipulazione di uno stage post laurea dovrebbe essere sufficiente a garantire il pagamento della quota ridotta Enpaf.


 

 

FAQ  ENPAF  SUI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI

FAQ ENPAF SUI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI

Vi invitiamo a  leggere "attentamente" la pagina che trovate al seguente link.

CASSA PREVIDENZIALE DEI VETERINARI: i veterinari dipendenti possono cancellarsi dall'ENPAV

L'ENPAV e' stato istituito nel 1958 e nel tempo riordinato con le leggi del 18 agosto 1962, n°1357 e del 12 aprile 1991  legge   n° 136. In passato la sola iscrizione all'albo comportava l'iscrizione all'Enpav.
Con la riforma dell'ente n°136 del 1991, veniva prevista l'iscrizione obbligatoria per l'ENPAV per tutti i veterinari liberi professionisti e l'iscrizione facoltativa per i veterinari che esercitano esclusivamente attivita' di lavoro autonomo o dipendente per le quali siano iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria.
fonte

maggiori info su normativa ENPAV per i veterinari dipendenti che vogliono cancellarsi dall'ente
al seguente  LINK

MODIFICA DEL REGOLAMENTO 2012: PENSIONE ENPAF A 68 ANNI